
Nei primi giorni a Sydney Brad mi aveva stampato una mappa con I nomi dei vari quartieri di Sydney evidenziando in giallo quelli “good”, in verde quelli “better” ed in rosso quelli da “better not”.
Avevo assolutamente apprezzato la base ingegneristica dietro al color-coding.. Immediata e semplice da interpretare anche in assenza di istruzioni.
Nella parte centrale di Sydney c’era solo un posto marcato di rosso, “Kings Cross”.
Storicamente il quartiere era stato asilo di barboni e bagasce (come si dice a genova) poi negli anni le autorita’ hanno cercato di affrancare Kings Cross dalla cattiva nomea restaurando palazzi ed incentivando l’apertura di negori che non fossero vietati ai minori di 18.
Il piano era vedermi con Mike, uno mio collega, da quelle parti verso le 7.
Di solito aggiungo sempre un 20% alla stima del tempo che impiego ad arrivare in un posto cosi’ so che se limito a 2 le volte che prendo la direzione sbagliata posso rimediare ai danni ed arrivare in tempo all’appuntamento. Dovrei forse ridurre la percentuale a 3% nel caso il percorso consista nel camminare dal punto di partenza al punto di arrivo lungo la stessa strada, dritta e priva di incroci.
Kins Cross e’ caratterizzato da una gigantesca insegna al neon della coca cola, e’ enorme, ricorda un po’ Time Square ma con una insegna sola.
Ero ampiamente in anticipo cosi’ ho iniziato a camminare lungo la via principale.
Piu’ camminavo piu’ mi dicevo “this place isn’t bad.. not bad at all”
Certo c’erano un po’ di barboni, alcune “belle di notte” che avevano deciso di essere belle anche nel “tardo pomeriggio”, alcuni “gantlemen’s clubs” ma nulla di particolarmente strano, “magari cerco un appartamento qui” pensavo “se i “locali” non li vogliono devono essere piu’ economici”.
Tutti i negozi con nome preceduto dalla parola “adult” avevano insegne luminose perfettaente funzionanti, ho sempre considerato l’avere un insegna in perfetto stato un significativo indice di salute dell’esercizio commenrciale, a giudicare dal livello di illuminazione generale da quelle parti si dovevano fare affari d’oro.
Alla fine della strada attraverso e torno indietro scrutando con maniacale criosita’ il luogo.
Ad un ceto punto la ragazza che mi precedeva si ferma, si tira giu’ I pantaloni e tira la pisciata piu’ pazzesca che abbia mai visto, l’acqua usciva con volumi promissimi a quelli degli scarichi di una centrale idro-elettrica di medie dimensioni.
Non credo fosse educato da parte mia fissarle il culo ma ero assolutamente sbalordito dalla quantita’ di liquidi che usciva, ad un certo punto il flusso si interrompe, la ragazza alza leggermente la testa come a prendere fiato e concentrando una pressione pazzesca sui muri della vescita spruzza liquidi ancora piu’ velocemente.
“Mi sa che questa non non va al gabinetto dalla pasqua del ‘93”.
In quell momento pero’ mi ero reso conto che il fenomeno non era piu’ affascinante come lo era stato all’inizio e stavo per esaurire il margine di tempo che mi restava prima di essere in lieve ritardo.
Non faccio in tempo a cominciare a camminare dinuovo che una ragazza si avvicina “are you looking for company?” mi chiede “no but thank you” le rispondo in maniera gentile ma decisa, a quel punt il suo amico si fa avanti “are you looking for company” mi chiede anche lui.
In quell momento realizzavo che stare a fissare per piu’ di 20 secondi una ache urina per strada puo’ dare un brutta impressione di te a quelli che ti sono vicino.
“No” gli dico e senza il “thank you”. Non ritenevo meritasse eccessiva cordialita’.
Alla fine avevo deciso.. Kings Cross restava “rossa”

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